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	<title>Marco Pracucci &#187; connection</title>
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	<description>Marco Pracucci - Technology news and blog</description>
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		<title>Shaking a secure Bluetooth connection</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 21:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pracucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bluetooth]]></category>
		<category><![CDATA[Ubiquitous computing]]></category>
		<category><![CDATA[connection]]></category>
		<category><![CDATA[secure]]></category>
		<category><![CDATA[shaking]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia non è recentissima, ma ugualmente degna di nota. Rene Mayrhofer e Hans Gellersen, due ricercatori della British Lancaster university, hanno presentato una tecnologia che dovrebbe semplificare la creazione di un link sicuro tra due dispositivi mobili wireless.
Un prototipo funzionante dell&#8217;idea alla base di questo approccio, chiamato shake-to-connect, permette di stabilire una connessione Bluetooth [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.pracucci.com/wp-content/uploads/2008/01/shake-to-connect.jpg" alt="Shake to connect - Nokia 5500" align="right" border="1" hspace="25" vspace="10" width="200" />La notizia non è recentissima, ma ugualmente<em> degna</em> di nota. Rene Mayrhofer e Hans Gellersen, due ricercatori della British Lancaster university, hanno presentato una tecnologia che dovrebbe semplificare la creazione di un link sicuro tra due dispositivi mobili wireless.</p>
<p>Un prototipo funzionante dell&#8217;idea alla base di questo approccio, chiamato <strong>shake-to-connect</strong>, permette di stabilire una connessione Bluetooth sicura tra due cellulari, <strong>agitandoli energicamente nella stessa mano</strong>.</p>
<h3>Shake well before use</h3>
<p>L&#8217;idea è quella di utilizzare un <strong>accelerometro</strong> (requisito fondamentale), installato su ciascuno dei dispositivi mobili da interconnettere, per calcolare un pattern dei movimenti compiuti da braccio e mano mentre si agitano i due dispositivi. La sequenza che ne deriva, secondo i ricercatori, è molto <strong>difficile da replicare</strong> da una persona che imita i movimenti di un&#8217;altra, e può essere così utilizzata come chiave iniziale per un protocollo di autenticazione.</p>
<p>Gli inventori di questo bizzarro metodo, propongono due differenti protocolli di autenticazione, basati sul pattern di movimenti rilevati dagli accelerometri.</p>
<p>Il primo metodo di autenticazione proposto, prevede lo scambio iniziale di una coppia di chiavi attraverso il protocollo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Diffie-Hellman" title="Diffie-Hellman" target="_blank">Diffie-Hellman</a>. Queste chiavi vengono poi utilizzate per cifrare, attraverso una variante del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Interlock_Protocol" title="Interlock protocol">protocollo interlock</a>, lo scambio di pattern rilevati dagli accelerometri dei rispettivi dispositivi. Ciascun dispositivo confronta così il proprio pattern con quello ricevuto da remoto e determina, con un certo grado di approssimazione, se i due pattern sono identici. (nota: l&#8217;<em>interlock protocol</em> ha la duplice funzione di proteggere da attacchi man-in-the-middle e garantire che un dispositivo non sia in grado di inviare in risposta il pattern appena ricevuto dall&#8217;altro endpoint)</p>
<p>Il secondo metodo di autenticazione, invece, genera direttamente la chiave a partire dal pattern di movimenti. In particolare, il pattern viene suddiviso in più segmenti, su ciascuno dei quali viene calcolato un hash. In questo caso, il dispositivo A invia a B l&#8217;hash del primo segmento; B confronta l&#8217;hash ricevuto con quello calcolato in locale. Successivamente, il dispositivo B invia il secondo segmento ad A, e anch&#8217;egli lo confronta con quello rilevato in locale. Questa operazione viene ripetuta per un numero ragionevole di volte e, se tutti gli hash combaciano, la connessione viene instaurata con successo.</p>
<p align="center">[youtube ktJC0S4_X58]</p>
<h3>Commenti</h3>
<p>La tecnica proposta è sicuramente buffa e, per certi aspetti, anche ridicola. Da un punto di vista tecnico, sarebbe interessante conoscere la precisione degli accelerometri installati nei telefoni cellulari e misurare la complessità nel replicare una sequenza di movimenti, semplicemente imitando un&#8217;altra persona.</p>
<p>Ho qualche difficoltà ad immaginare come potrei effettuare il pairing tra un cellulare e la mia autoradio (dotata di trasmettitore Bluetooth) e l&#8217;idea <strong>non</strong> mi sembra così brillante da essere premiata con un <em>best paper</em> alla <a href="http://www.dgp.toronto.edu/conferences/pervasive2007/index.phtml" target="_blank">5th International Conference on Pervasive Computing</a> (Toronto, Canada).</p>
<p>I <strong>vostri commenti</strong>?</p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li><a href="http://eis.comp.lancs.ac.uk/fileadmin/eis/publication/2007-ShakeImp.pdf">Shake well before use: two implementations for implicit context authentication</a></li>
</ul>
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