Archive for the ‘Mobile’ Category

Lastfm.com - La rivoluzione musicale nel web 2.0

Wednesday, January 30th, 2008

Last FMLast.fm è una rivoluzione nel mondo della musica e del social software: un servizio in grado di apprendere la musica che ascolti e di proporti in streaming, come fosse una radio, brani di artisti simili.

Last.fm non è una radio convenzionale: non ci sono spot pubblicitari che interrompono l’ascolto, viene proposta una biografia dell’artista che stai ascoltando, puoi condividere la tua playlist con gli amici e, naturalmente, scoprire nuovi artisti. Tutto questo sarebbe niente, se non dicessimo che last.fm è gratuita!

Come guadagna Last.fm?

In questi giorni, Last.fm ha annunciato che offrirà “la più grande collezione legale di musica da ascoltare online gratuitamente“. Gli utenti di Last.fm, in realtà, potranno ascoltare per intero qualsiasi brano fino ad un massimo di 3 volte, dopodichè verrà proposto loro di sottoscrivere un abbonamento (circa 30 euro all’anno).

Last.fm - Radio

Gli artisti, invece, riceveranno un compenso ogni volta che un utente ascolta una loro canzone. Il compenso corrisposto agli artisti, deriva sia dagli abbonamenti degli utenti, sia dalla pubblicità mostrata durante l’ascolto della radio. Questo modello di business, infatti, premia gli artisti più ascoltati, che “vengono pagati in base alla popolarità della loro musica”.

Last.fm è anche interessante per gli artisti emergenti ed indipendenti, che potranno pubblicare le loro canzoni ed iniziare subito a guadagnare ogni volta che un utente le ascolta.

In conclusione, Last.fm rappresenta sicuramente una rivoluzione nel mondo della musica online, proponendo un modello di business che ridisegna l’economia della musica, da come eravamo abituati a conoscerla fino ad oggi. E per chi fosse ancora scettico, posso solo dire che lo scorso anno CBS ha acquistato Last.fm per 280 milioni di dollari. Non male, direi!

Riferimenti

MoSoSo - Il futuro del mobile social software

Thursday, January 24th, 2008

Ho trovato una presentazione realizzata da Massimo Pettiti, riguardo l’integrazione del social software nel mondo mobile. E’ una breve lettura che vi suggerisco.

Note sull’autore

Massimo Pettiti, laureato in Ingegneria Elettronica all’ Università di Pavia, è attualmente Innovation Director presso 3 Italia. (fonte: Frontiers of Interaction)

Nasce il blog ufficiale di Waymedia!

Tuesday, January 22nd, 2008

WaymediaWaymedia è un’azienda di Bologna per la quale lavoro da un paio di anni: è un’azienda giovane e dinamica, il cui core business consiste nello sviluppo di applicazioni e servizi orientati al mondo mobile.

In particolare, all’interno di Waymedia mi sono occupato (tra le altre cose) dello sviluppo di Mobitouch, una piattaforma di proximity marketing basata su tecnologia Bluetooth.

Bene. Sono felice di annunciare la nascita del blog ufficiale di Waymedia:

http://waymedia.wordpress.com

Shaking a secure Bluetooth connection

Friday, January 11th, 2008

Shake to connect - Nokia 5500La notizia non è recentissima, ma ugualmente degna di nota. Rene Mayrhofer e Hans Gellersen, due ricercatori della British Lancaster university, hanno presentato una tecnologia che dovrebbe semplificare la creazione di un link sicuro tra due dispositivi mobili wireless.

Un prototipo funzionante dell’idea alla base di questo approccio, chiamato shake-to-connect, permette di stabilire una connessione Bluetooth sicura tra due cellulari, agitandoli energicamente nella stessa mano.

Shake well before use

L’idea è quella di utilizzare un accelerometro (requisito fondamentale), installato su ciascuno dei dispositivi mobili da interconnettere, per calcolare un pattern dei movimenti compiuti da braccio e mano mentre si agitano i due dispositivi. La sequenza che ne deriva, secondo i ricercatori, è molto difficile da replicare da una persona che imita i movimenti di un’altra, e può essere così utilizzata come chiave iniziale per un protocollo di autenticazione.

Gli inventori di questo bizzarro metodo, propongono due differenti protocolli di autenticazione, basati sul pattern di movimenti rilevati dagli accelerometri.

Il primo metodo di autenticazione proposto, prevede lo scambio iniziale di una coppia di chiavi attraverso il protocollo Diffie-Hellman. Queste chiavi vengono poi utilizzate per cifrare, attraverso una variante del protocollo interlock, lo scambio di pattern rilevati dagli accelerometri dei rispettivi dispositivi. Ciascun dispositivo confronta così il proprio pattern con quello ricevuto da remoto e determina, con un certo grado di approssimazione, se i due pattern sono identici. (nota: l’interlock protocol ha la duplice funzione di proteggere da attacchi man-in-the-middle e garantire che un dispositivo non sia in grado di inviare in risposta il pattern appena ricevuto dall’altro endpoint)

Il secondo metodo di autenticazione, invece, genera direttamente la chiave a partire dal pattern di movimenti. In particolare, il pattern viene suddiviso in più segmenti, su ciascuno dei quali viene calcolato un hash. In questo caso, il dispositivo A invia a B l’hash del primo segmento; B confronta l’hash ricevuto con quello calcolato in locale. Successivamente, il dispositivo B invia il secondo segmento ad A, e anch’egli lo confronta con quello rilevato in locale. Questa operazione viene ripetuta per un numero ragionevole di volte e, se tutti gli hash combaciano, la connessione viene instaurata con successo.

Commenti

La tecnica proposta è sicuramente buffa e, per certi aspetti, anche ridicola. Da un punto di vista tecnico, sarebbe interessante conoscere la precisione degli accelerometri installati nei telefoni cellulari e misurare la complessità nel replicare una sequenza di movimenti, semplicemente imitando un’altra persona.

Ho qualche difficoltà ad immaginare come potrei effettuare il pairing tra un cellulare e la mia autoradio (dotata di trasmettitore Bluetooth) e l’idea non mi sembra così brillante da essere premiata con un best paper alla 5th International Conference on Pervasive Computing (Toronto, Canada).

I vostri commenti?

Riferimenti

Blues - Bluetooth Context-Aware System

Monday, March 26th, 2007

Blues è un’infrastruttura che permette di fornire servizi context-aware a dispositivi mobili, quali cellulari, smartphone e palmari, utilizzando la tecnologia Bluetooth. Il sistema è stato progettato e sviluppato da Marco Pracucci, in collaborazione con il Dr. Stefano Cacciaguerra ed il Prof. Giorgio Casadei, e finanziato dal Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna e da Ser.In.Ar. (Cesena).

Obiettivo

L’obiettivo di Blues è quello di fornire una piattaforma che faciliti la realizzazione di servizi context-aware, ai quali un utente puo’ accedere utilizzando un telefono cellulare o un palmare dotati di tecnologia Bluetooth.
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Bluetooth proximity marketing

Thursday, March 8th, 2007

Il proximity marketing è uno strumento attraverso il quale è possibile veicolare messaggi e contenuti multimediali direttamente verso i terminali mobili degli utenti, presenti all’interno di una particolare area.

L’idea del proximity marketing è quella di sfruttare le potenzialità comunicative associate alla telefonia mobile, raggiungendo gli utenti direttamente sui loro telefoni cellulari, smartphone e palmari. In quest’ottica, il proximity marketing permette di veicolare informazioni e contenuti multimediali (quali immagini, video, musica, applicazioni, giochi, suonerie, ecc) verso i terminali mobili degli utenti, presenti solitamente all’interno di un’area ristretta e ben definita.

Una soluzione di proximity marketing richiede l’utilizzo di una tecnologia di connettività wireless, per il trasferimento dati verso i terminali mobili degli utenti. Bluetooth è la tecnologia di connettività wireless più utilizzata in questo ambito, principalmente per due motivi:

  • Nessun costo: la tecnologia Bluetooth non implica nessun costo nell’utilizzo o nell’accesso al servizio
  • Ampia diffusione: Bluetooth è la tecnologia di connettività wireless, a corto raggio, più diffusa tra i telefoni cellulari, smartphone e palmari

Bluetooth Access-Point

Una soluzione di proximity marketing, basata su Bluetooth, richiede la presenza di uno o più access-point Bluetooth (chiamati anche hotspot o nodi) che distribuiscono i contenuti multimediali ai terminali mobili presenti nell’area circostante.

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