Ieri ho annunciato la nascita di YouPeople, il nuovo servizio che ti permette di inviare messaggi SMS a gratis dal tuo cellulare, sfruttando la tecnologia Bluetooth.
Questa notte abbiamo aggiunto il supporto per i telefoni HTC con Windows Mobile, che utilizzano il formato PocketWord Ink (.pwi) per le note di testo. In realtà, il supporto è stato esteso a tutti i telefoni che utilizzano il formato .pwi, ma al momento l’abbiamo testato solamente con telefoni HTC (TyTN II).
Cari amici,
il primo febbraio verrà lanciato YouPeople, il nuovo servizio che ti permette di inviare messaggi SMS a gratis dal tuo cellulare, sfruttando la tecnologia Bluetooth!
Come funziona
E’ sufficiente creare una nota di testo composta dal numero di telefono del destinatario seguito dal testo del messaggio e inviarlo via Bluetooth al trasmettitore youPeople presente nel locale convenzionato.
Al termine dell’operazione comparirà un messaggio con scritto “Vuoi ricevere un messaggio via Bluetooth da youPeople?”. Accetta la notifica ed il sistema ti invierà un contenuto promozionale (immagine, video, ecc.). Se non accetti oppure lasci scadere la notifica, il tuo SMS non verrà inviato.
L’sms verrà per recapitarlo al destinatario, in pochi secondi, senza addebitarti nessun costo!
Last.fm è una rivoluzione nel mondo della musica e del social software: un servizio in grado di apprendere la musica che ascolti e di proporti in streaming, come fosse una radio, brani di artisti simili.
Last.fm non è una radio convenzionale: non ci sono spot pubblicitari che interrompono l’ascolto, viene proposta una biografia dell’artista che stai ascoltando, puoi condividere la tua playlist con gli amici e, naturalmente, scoprire nuovi artisti. Tutto questo sarebbe niente, se non dicessimo che last.fm è gratuita!
Come guadagna Last.fm?
In questi giorni, Last.fm ha annunciato che offrirà “la più grande collezione legale di musica da ascoltare online gratuitamente“. Gli utenti di Last.fm, in realtà, potranno ascoltare per intero qualsiasi brano fino ad un massimo di 3 volte, dopodichè verrà proposto loro di sottoscrivere un abbonamento (circa 30 euro all’anno).
Gli artisti, invece, riceveranno un compenso ogni volta che un utente ascolta una loro canzone. Il compenso corrisposto agli artisti, deriva sia dagli abbonamenti degli utenti, sia dalla pubblicità mostrata durante l’ascolto della radio. Questo modello di business, infatti, premia gli artisti più ascoltati, che “vengono pagati in base alla popolarità della loro musica”.
Last.fm è anche interessante per gli artisti emergenti ed indipendenti, che potranno pubblicare le loro canzoni ed iniziare subito a guadagnare ogni volta che un utente le ascolta.
In conclusione, Last.fm rappresenta sicuramente una rivoluzione nel mondo della musica online, proponendo un modello di business che ridisegna l’economia della musica, da come eravamo abituati a conoscerla fino ad oggi. E per chi fosse ancora scettico, posso solo dire che lo scorso anno CBS ha acquistato Last.fm per 280 milioni di dollari. Non male, direi!
Ho trovato una presentazione realizzata da Massimo Pettiti, riguardo l’integrazione del social software nel mondo mobile. E’ una breve lettura che vi suggerisco.
Note sull’autore
Massimo Pettiti, laureato in Ingegneria Elettronica all’ Università di Pavia, è attualmente Innovation Director presso 3 Italia. (fonte: Frontiers of Interaction)
L’anno scorso ho acquistato un’antenna direzionale 2.4Ghz con l’intenzione di effettuare un esperimento di connessione Bluetooth a lunga distanza. Negli ultimi sei mesi non ho mai avuto molto tempo da dedicare a questo progetto: pochi giorni fa, insieme ad alcuni colleghi, ho modificato un dongle Bluetooth, collegato l’antenna direzionale e provato a fare alcune misurazioni.
L’idea non è nuova ed è stata proposta, tra i primi, più di tre anni fa da Trifinite con due progetti: Bluetooone e Long Distance Snarf. Con quest’ultimo progetto, in particolare, i ragazzi di Trifinite hanno dimostrato come sia possibile praticare un attacco BlueSnarf contro un cellulare situato a più di 1.5km di distanza dall’aggressore.
La foto a destra, invece, mostra il Bluetooth Rifle in spalla al suo creatore. Questo fucile Bluetooth non è altro che un dispositivo embedded della Gumstix, dotato di trasmettitore Bluetooth collegato ad un’antenna direzionale.
E ora, a noi!
Materiale
Antenna direzionale 2.4Ghz - 19dBi
Dongle Bluetooth Surecom 2.0 EDR con antenna esterna
Istruzioni
L’obiettivo è quello di sostituire l’antenna esterna del dongle Bluetooth con un connettore per l’antenna direzionale. In quest’ottica, occorre smontare il dongle Bluetooth, dissaldare l’antenna originale, saldare il connettore per l’antenna direzionale, rimontare il dongle e, infine, collegare l’antenna direzionale. Easy!
Risultati
I risultati della prima (e breve) sessione di test sono interessanti, specialmente se confrontati con un normale dongle Bluetooth con antenna integrata/interna.
Le misurazioni sono state condotte utilizzando un tool che monitora in real-time l’RSSI di un dispositivo mobile, rilevato durante la fase di inquiry. La seguente tabella mostra un riepilogo delle misurazioni effettuate:
Distanza
Antenna interna RSSI
Antenna direzionale esterna,
in direzione del target RSSI
Antenna direzionale esterna,
angolo di 90° rispetto al target RSSI
10 metri
-70
-50
-60
50 metri
Non viene rilevato
-60
-70
100 metri
Non viene rilevato
-70
-80
Nota: i valori di RSSI riportati nella tabella sono puramente indicativi. Misurazioni più accurate verranno effettuate a breve e tutti i dati saranno pubblicati.
Sviluppi futuri
Vorrei misurare la distanza massima che si riesce a raggiungere con questa antenna. Purtroppo, il tempo a disposizione per questi tipi di esperimenti è sempre scarso, pertanto dovrete aspettare un altro po’ per i prossimi risultati!
Waymedia è un’azienda di Bologna per la quale lavoro da un paio di anni: è un’azienda giovane e dinamica, il cui core business consiste nello sviluppo di applicazioni e servizi orientati al mondo mobile.
In particolare, all’interno di Waymedia mi sono occupato (tra le altre cose) dello sviluppo di Mobitouch, una piattaforma di proximity marketing basata su tecnologia Bluetooth.
Bene. Sono felice di annunciare la nascita del blog ufficiale di Waymedia:
Non sono mai stato un grande appassionato di cinema, ma ci sono alcuni film che ogni tanto rivedo con piacere. Per alcuni di essi conosco quasi tutte le battute a memoria ma, nonostante questo, non mi stanco di guardarli. In questo post ho voluto raccogliere una delle frasi più significative da ciascuno di essi.
Un recente studio, commissionato dal Bluetooth SIG, ha mostrato la popolarità del brand Bluetooth in diversi paesi del mondo, in confronto con gli altri principali standard wireless: Wi-Fi e IrDA.
Popolarità del brand Bluetooth
Nei sei paesi presi in esame (Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Germania, Giappone e Taiwan) sono stati intervistati 2700 consumatori con età compresa tra i 18 e 70 anni.
Lo studio ha mostrato una crescita nella popolarità del brand Bluetooth che vede la Gran Bretagna in testa con il 96%, seguita da Cina 93%, Taiwan 89%, Germania 88% e Stati Uniti 74%.
Fanalino di coda il Giappone (il 46% degli intervistati conosce il brand), area geografica nella quale il Bluetooth SIG deve sicuramente cercare di spingere l’utilizzo di questa tecnologia oltre ai tradizionali e diffusi auricolari.
Confronto con Wi-Fi e IrDA
Lo studio ha inoltre mostrato che il brand Bluetooth è piu diffuso, tra i consumatori, rispetto a Wi-Fi e IrDA. Il seguente riepilogo mostra una media della popolarità dei tre standard wireless, nei sei paesi presi in esame:
Bluetooth: 81%
Wi-Fi: 42%
IrDA: 56%
E la situazione in Italia?
La situazione in Europa è sicuramente incoraggiante: i dati di questo studio mostrano che nei due paesi europei sotto esame (Gran Bretagna e Germania) la percentuale di popolarità è alta ed è cresciuta nel corso degli ultimi anni.
L’Italia ritengo segua, seppure con alcune differenze, il trend europeo e sono pronto a scommettere che la situazione nel bel paese è positiva. Aspettiamo maggiori informazioni e dati per una analisi un po’ più approfondita del nostro paese.
Da un paio di anni mi sono appassionato alla giocoleria. Non ho molto tempo per allenarmi ma, devo ammettere, … CENSORED … (mi hanno segnalato che qui c’era una frase molto ambigua). Negli ultimi tempi ho sperimentato alcune variazioni della Mills mess, un trick nel quale si giocano le palline incrociando le braccia.
P.S. Non sono diventato deforme, purtroppo la risoluzione del video non è piaciuta particolarmente a youtube.
La notizia non è recentissima, ma ugualmente degna di nota. Rene Mayrhofer e Hans Gellersen, due ricercatori della British Lancaster university, hanno presentato una tecnologia che dovrebbe semplificare la creazione di un link sicuro tra due dispositivi mobili wireless.
Un prototipo funzionante dell’idea alla base di questo approccio, chiamato shake-to-connect, permette di stabilire una connessione Bluetooth sicura tra due cellulari, agitandoli energicamente nella stessa mano.
Shake well before use
L’idea è quella di utilizzare un accelerometro (requisito fondamentale), installato su ciascuno dei dispositivi mobili da interconnettere, per calcolare un pattern dei movimenti compiuti da braccio e mano mentre si agitano i due dispositivi. La sequenza che ne deriva, secondo i ricercatori, è molto difficile da replicare da una persona che imita i movimenti di un’altra, e può essere così utilizzata come chiave iniziale per un protocollo di autenticazione.
Gli inventori di questo bizzarro metodo, propongono due differenti protocolli di autenticazione, basati sul pattern di movimenti rilevati dagli accelerometri.
Il primo metodo di autenticazione proposto, prevede lo scambio iniziale di una coppia di chiavi attraverso il protocollo Diffie-Hellman. Queste chiavi vengono poi utilizzate per cifrare, attraverso una variante del protocollo interlock, lo scambio di pattern rilevati dagli accelerometri dei rispettivi dispositivi. Ciascun dispositivo confronta così il proprio pattern con quello ricevuto da remoto e determina, con un certo grado di approssimazione, se i due pattern sono identici. (nota: l’interlock protocol ha la duplice funzione di proteggere da attacchi man-in-the-middle e garantire che un dispositivo non sia in grado di inviare in risposta il pattern appena ricevuto dall’altro endpoint)
Il secondo metodo di autenticazione, invece, genera direttamente la chiave a partire dal pattern di movimenti. In particolare, il pattern viene suddiviso in più segmenti, su ciascuno dei quali viene calcolato un hash. In questo caso, il dispositivo A invia a B l’hash del primo segmento; B confronta l’hash ricevuto con quello calcolato in locale. Successivamente, il dispositivo B invia il secondo segmento ad A, e anch’egli lo confronta con quello rilevato in locale. Questa operazione viene ripetuta per un numero ragionevole di volte e, se tutti gli hash combaciano, la connessione viene instaurata con successo.
Commenti
La tecnica proposta è sicuramente buffa e, per certi aspetti, anche ridicola. Da un punto di vista tecnico, sarebbe interessante conoscere la precisione degli accelerometri installati nei telefoni cellulari e misurare la complessità nel replicare una sequenza di movimenti, semplicemente imitando un’altra persona.
Ho qualche difficoltà ad immaginare come potrei effettuare il pairing tra un cellulare e la mia autoradio (dotata di trasmettitore Bluetooth) e l’idea non mi sembra così brillante da essere premiata con un best paper alla 5th International Conference on Pervasive Computing (Toronto, Canada).
Mi chiamo Marco Pracucci, 26 anni e sono uno sviluppatore software.
Ho una buona esperienza nello sviluppo di applicazioni in linguaggio C e Java (J2SE/J2ME), applicazioni distribuite e servizi mobile context-aware.
Ho lavorato e continuo tutt'ora a lavorare con la tecnologia Bluetooth (che conosco molto bene), ed ho iniziato ad appassionarmi anche ad altri protocolli wireless.